C’era una volta – l’adozione con i miei occhi

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Quando cominci un percorso di adozione hai in mente la favola: ti figuri il viso di tuo figlio, il suo sorriso, senza problemi, senzagli strascichi della sua vita passata…Ma quando succede? In quanti casi il passato non ha lasciato cicatrici?
Questa storia è stata scritta sotto forma di post in un forum dove si parla di adozione fra genitori adottivi, aspiranti o ufficiali ed a questo è dovuta la forma in cui è scritta, con alcune ripetizioni, con il lasciare e riprendere il discorso. Non ho voluto modificare nulla, censurando soltanto i nomi dei bambini coinvolti per ovvi motivi.


Ciao a tutti!!!! Perché l’adozione? Non so: io penso per ciò che mi riguarda sia stata una sensazione innata, un desiderio che provavo da ragazzina!!! Il mio sogno era un figlio bio e uno adottato, e non per soddisfare la curiosità di voler provare…..poi il ragazzo, e così mi sono ritrovata sposata, una famiglia,un lavoro (fortunata perché sono riuscita a poter esercitare ciò che mi piaceva e che mi piace) e più tardi e’arrivata anche S., tutto come da copione eppure…..gli anni passano e in me il desiderio di adottare cresce sempre più, mia figlia contentissima (aveva 12 anni quando abbiamo iniziato il percorso), mio marito scettico però d’accordo nell’accompagnarmi in questo cammino,con la promessa che avrei fatto un passo indietro nel momento in cui mi fossi accorta che per lui non era il caso……iniziamo così con i servizi sociali, ecc. ecc.
Poi….la scelta dell’ente; sinceramente non ci importava il paese, mio marito resta sempre scettico, i corsi e i vari confronti con genitori che avevano già adottato, così la scelta di estendere sul decreto l’età del bambino, volontà accolta dal T.d.M.; era il 2003, le cose non vanno molto bene per l’adozione internazionale, la Romania chiude, così pure la Bulgaria, il nostro ente lavorava oltre che con questi 2 paesi anche con l’Ucraina, tutte le coppie iscritte perciò vengono convogliate verso questo paese. L’attesa diventa sempre più lunga e snervante, nel frattempo anche l’ucraina ha problemi e per un anno chiude. Mio marito rimane sempre impassibile sembra che la cosa non lo tocchi, e questo mi preoccupa ancor di più, mia figlia sembra farsene una ragione, e mi consola ricordandomi più volte che in fondo sono fortunata perché ho lei!!!!
Più volte di notte sogno il mio bambino che mi sta aspettando!!! Gli anni trascorrono e la curiosità delle persone, spesso mi infastidisce, non ho voglia di spiegare, e tante volte di giustificarmi, i corsi continuano e noi li frequentiamo tutti, lui mio marito mi accompagna e inizia a partecipare (con il pensiero) arriviamo a gennaio 2007 l’ente ci comunica che la nostra pratica è stata depositata,e finalmente abbiamo un numero di protocollo, da li a poco tempo, ci avrebbero comunicato la data dell’appuntamento al dipartimento di stato ucraino per l’abbinamento. La speranza si riaccende e qui anche mio marito inizia a crederci, ci hanno chiesto la preferenza tra il maschio e la femmina e noi senza ombra di dubbio diciamo: femmina. Perché? ci viene chiesto, rispondiamo perché conosciamo l’esperienza della femmina, il maschietto ci spaventa un po’…..passano i mesi e la data dell’appuntamento non arriva, ci dicono che hanno problemi, pazientiamo ancora fino a novembre…… poi inizio a far di testa mia: riesco ad avere il numero di telefono
della referente in Ucraina, la contatto e sempre tramite lei riusciamo ad avere un appuntamento con la direttrice del DAP, volevamo sapere da lei perché non ci veniva comunicato la data dell’appuntamento. Si parte per Kiev il 13 nov. 2007: il 15 la direttrice ci riceve e con la nostra pratica in mano ci risponde con cordialità e professionalità dicendoci che lei non sa il perché ma sempre secondo lei la nostra pratica e’ rimasta nel dimenticatoio di qualche scrivania. Comunque ci fissa finalmente la data dell’abbinamento: il 6 dic 2007 h.15,00………si torna in Italia…..
Sono stanca!! penso di non farcela….adesso però è mio marito che non vuole mollare. Mia figlia intanto fantastica sulla futura sorellina!!!! Partiamo per Kiev il 5 dic.; il giorno dopo al DAP, accompagnati dalla nostra referente (della quale preferisco non parlarne più di tanto perché non lo merita), veniamo chiamati dall’alto con “ITALIAAA!!!”: saliamo le scale; l’ansia è così forte che facciamo fatica a camminare e anche a respirare. Dopo un breve discorso ci viene proposto la scheda con una foto, molto piccola, di un bimbo appena nato, senza labbro superiore, gli occhi socchiusi e avvolto in un asciugamano, senza neppure pensare accettiamo di andarlo a conoscere, mentre la psicologa insiste che per noi ha altre schede, che fino ad allora nessuna coppia di nessun paese aveva mai accettato, che se le cose fossero andate male dovevamo chiedere un nuovo appuntamento, ecc. ecc. e noi sempre più decisi a volerlo conoscere……
Wladimir, questo era il suo nome. Aveva 18 mesi ed era stato abbandonato in ospedale da persone facoltose perché nato con il labbro leporino. La psicologa ci dice che il bimbo è molto intelligente e che ha subito già un intervento; è in grado di mangiare anzi, da ciò che sapeva mangiava anche da solo, gli piaceva la musica ed era affetto anche da un soffietto cardiaco. Lugansk. Questa è la città di nostro figlio. Lo incontriamo il 10 dic.2007, alle ore 10,30 circa nell’ufficio della direttrice….l’incontro non ve lo descrivo per non dilungarmi (magari più in là); vi dico solamente che davanti a noi si presentò un piccolo principe, che da subito ci adottò anche se era molto spaventato: sotto la mia mano sentivo il suo cuore battere così veloce da sembrare un treno ad alta velocità……….
Dal 10 dic.2007 Wladimir si chiamerà L. Il nome lo ha scelto la sorella, di sicuro non per cancellargli l’identità,ma forse per allontanare un po’ la tristezza di quel nome datogli da due persone
che lo avevano messo al mondo e poi abbandonato…forse perché troppo spaventati……
…….
Dunque, ci trovavamo all’incontro…..era il 10 dic.2007, stavamo viaggiando in treno per raggiungere Lugansk, città molto povera dell’Ucraina e molto vicina alla Russia; i pensieri prendevano il sopravvento, così come i dubbi…perché avevamo accettato quella scheda? ‘C’erano altre schede, e allora perché? Non volevamo sentirci eroi, ce lo avevano tanto raccomandato: un figlio, ci dicevano, è per sempre. Cosa avevano in meno rispetto a noi tutte le altre coppie che avevano rifiutato? Possibile mai che tutti gli altri aspiranti genitori avevano sbagliato? Eppure, se provavamo a tornare indietro e
immaginavamo di trovarci di nuovo al DAP…..la decisione era sempre la stessa. E per tutti e due.
Appoggiata al finestrino del treno (di prima mattina) mentre i pensieri continuavano ad accavallarsi, i miei occhi vedono cose che mai avrei immaginato di vedere…..un paesaggio molto diverso dal nostro, e anche da Kiev, villaggi di eternit, bambini con vecchie cartelle di cartone che per evitare il ghiaccio camminavano a gruppetti in mezzo alle rotaie, donne con lunghi cappotti che a gruppi e a passo veloce camminavano in mezzo a distese innevate per andare chissà dove….alberi innevati da sembrare incastonati in un grande quadro natalizio…..
Finalmente l’arrivo. Ad attenderci, Inna la dolcissima ragazza ucraina che per più di un mese ci fece da angelo custode, Leonild il nostro autista e la nostra macchina, una vecchia Lada color rosso bordeaux, Ci si dirige direttamente nell’orfanotrofio statale n°2, Inna (la traduttrice) ci dice di aver ricevuto ordine di non farci scaricare le valigie, perché se L. NON FOSSE STATO DI NOSTRO GRADIMENTO (la cosa ci
sconvolse solo a sentircelo dire) avremmo immediatamente ripreso il treno per Kiev. Ammutoliti e stanchi varcammo il cancello dell’istituto, gli unici rumori che riuscimmo a sentire e a ricordare erano quelli delle nostre scarpe che urtavano contro il suolo ghiacciato.
Si apre la porta……..
Ad aprircela fu la signora CATERINA (la direttrice) che ci salutò con un sorriso; ricambiammo con un accenno che forse assomigliava ad un tenue sorriso, intanto lei scambia frasi in russo con la traduttrice, ci accomodiamo nel suo ufficio,e sempre lei ci chiede questa volta con aria seria dove vogliamo incontrare il bimbo. Con un filo di voce rispondo, mentre guardo mio marito, che ci affidiamo a lei: magari in un posto più famigliare al bambino; sempre con fare serio ci risponde di non dimenticare mai che quella casa è la casa del bambino ed e’anche casa sua. A questo punto sempre guardando mio marito dico: se per lei è lo stesso anche qui…aspettate ci dice,vado a prenderlo……
A Kiev avevamo comprato delle macchinine della chicco: 4, di diversa forma e colore. Le aprii, le disposi a terra e mi sedetti anch’io a terra con le gambe incrociate, mio marito posizionato dietro di me, seduto su di un divanetto; chiesi  cortesemente agli altri presenti nella stanza di distanziarsi, per non spaventare il bimbo…..passarono si e no 6/7 min. (mi sembrarono  ore). Dentro di me cercavo di ricordare le cose imparate ai corsi (ne avevamo fatti tanti), cosa importante ci avevano detto: non toccate assolutamente il bimbo in viso, (al primo incontro) ricordatevi che non vi conosce, che siete degli sconosciuti……arriva mano nella mano con CATERINA: indossava una salopette di jeans e un paio di scarpine estive di 2/3 numeri più grandi. Alla porta si blocca e accenna un verso tipo cagnolino quando sta per abbaiare…e io? beh avevo già dimenticato tutto: gli aprii le braccia e, piangendo, gli dissi  AMORE MIO, VIENI DALLA MAMMA! Non ci crederete ma lui, piccolo e indifeso, cadendo e rialzandosi venne  a sedersi sulle mie gambe e appoggiò la testolina bionda con pochi capelli sul mio petto. Aveva paura, il mio principe e mai incrociò miei occhi mentre bagnavo il suo capino con le mie lacrime; sotto la mia mano sentivo il suo cuoricino, così piccolo ma così forte da sopportare anche questo.
……mi girai verso mio marito, era pallidissimo e i suoi occhi pieni di lacrime; ancora uno sguardo per guardare gli altri presenti: tutti piangevano e la direttrice, anche lei commossa a questo punto, prese il bimbo chiamandolo con il diminutivo VOVA gli offrì di nuovo la sua mano e lo portò via…..
Tornò quasi subito, ci fece sedere alla scrivania e con gli occhiali sulla punta del naso ci chiese: COSA FATE? Sempre con le lacrime agli occhi rispondemmo che se lei era d’accordo ad affidarcelo noi volevamo
portarlo via per sempre nel nostro cuore, nella nostra famiglia….a questo punto ci invitò ad andare dal bimbo…..
Lo trovammo al piano superiore, seduto su di una seggiolona, composto come i bambini di quell’età non sanno stare, vicino a lui su di un’altra seggiolina una tata. Ci sediamo anche noi. Ho voglia di toccarlo, di abbracciarlo, ma non lo faccio perché lui, così piccolo, ci mette in difficoltà. Sembra tranquillo, non sfugge più con lo sguardo, ma ci fissa dritti dritti negli occhi, quasi a chiederci, perché lo avevamo abbandonato, volevamo tanto dirgli che non eravamo stati noi, che invece tanto lo avevamo cercato, e chiamato, ma non ci riuscimmo. Ci guardava così intensamente che per un momento gli chiesi scusa, scusa di far parte di quel mondo fatto da adulti, scusa per chi non aveva avuto il coraggio di abbracciarlo quando era venuto al mondo, e ancora scusa perché nei 10 mesi di ospedale, dove aveva subito 2 interventi per correggere il labbro, non aveva potuto mai chiamare mamma, mi sentivo la testa leggera e sentivo ronzare le orecchie, gli aprii di nuovo le braccia sicura adesso che non  le avrebbe accettate e invece….si, ci si tuffò come un dolce peluche e iniziò a toccarmi il viso con la sua manina lunga e magra, con fare delicato, come se avesse paura della mia reazione….mio figlio, lui che non aveva fatto i corsi, lui si che sapeva comportarsi, la sua mamma invece nonostante l’età, un’altra figlia e i tanti corsi aveva ancora tanto da imparare…….
Lugansk è stato il nostro domicilio per 33 gg, in una casa molto semplice e a noi tanto cara, il nostro nido, che ci accoglieva e proteggeva e dentro la quale ci confidavamo le nostre paure, gioie e ansie. Intanto i giorni filavano lenti e aspettavamo con ansia la nuova alba per andare da L., anche se una parte di cuore ogni giorno tornava in Italia da S…..i nostri quotidiani incontri con L. e in parallela la preparazione dei documenti, che non mancavano di piccoli problemi, iniziamo a vedere nostro figlio che accenna qualche sorriso e anche qualche capriccio, un giorno assistiamo ad un momento molto triste, mentre spingeva una sediolina per poco non cadde a terra: spaventata faccio la voce grossa, lui si offende e si butta a terra, senza piangere, cerco di tener duro e mi siedo anch’io e aspetto, lui però non si alza e neppure strilla, m’intenerisco e lo chiamo, non mi risponde, allora mi avvicino e vedo tanti lacrimoni che in silenzio scendono senza un minimo accenno di voce, piangeva in silenzio, mi sono sentita morire, lo presi immediatamente in braccio e lo strinsi a me, a quel punto si sciolse un dolce pianto, seguito da tanti singhiozzi, sembrava che finalmente si stesse liberando della sua tristezza, lo cullai e bagnandomi la maglia con la guancia si addormentò. Quel giorno uscimmo dall’istituto con il cuore a pezzi……
…un altro giorno, con grande sgomento scoprimmo invece che L. aveva ancora il palato aperto: il labbro gli era stato sistemato (meravigliosamente), il palato invece era completamente fessurato… ci spiegammo così la sua ipersalivazione, decidemmo di non pensarci più fino al nostro rientro in Italia, anche perché ci dovevamo concentrare sulla sentenza con la quale lo stato ucraino ci affidava legalmente nostro figlio e le cose in quel periodo in Ucraina non andavamo molto bene, ovvero i giudici non erano più tanto d’accordo ad affidare i loro bambini a coppie straniere; eravamo venuti a conoscenza di molti rifiuti e anche a Lugansk. Il giorno di natale ci venne comunicata la data: il 29 dic.2007,ore 11,00, ultimo giorno prima che gli uffici e i tribunali chiudessero per preparasi al loro natale. La notte precedente non dormimmo mai, non potevamo immaginare la nostra vita senza il principe! Il giudice invece (una dolce ragazza) forse impietositasi dalle mie lacrime (alla domanda perché avete deciso di adottare pur avendo una figlia…risposi non finendo la frase: perché nel nostro cuore, nella nostra mente, nella nostra famiglia c’era tanto spazio per accogliere L.). Ci affidò il bambino e nel momento in cui sentimmo leggere la sentenza così: DA QUESTO MOMENTO QUESTO BAMBINO SI CHIAMA L….(seguito dal cognome), ci sentimmo quasi svenire: non ci potevamo credere il giudice aveva deciso che L. era nostro FIGLIO…..
Comunicammo subito a S. e a tutti i parenti ed amici che ce l’avevamo fatta L. ERA NOSTRO FIGLIO!!! ERA IL 10 GENN.2008, dopo aver ritirato la sentenza perché passata in giudicato e prodotto il nuovo certificato di nascita, con un immenso mazzo di rose bianche (le rose bianche in Ucraina sono molto gradite), trattenute da un grande fiocco azzurro, ci rechiamo in orfanotrofio, per portarlo via per sempre dall’istituto. Ancora una volta ci accoglie la direttrice, con un grande sorriso. Siamo felici!!! Lei ci parla, sempre con il sorriso e noi la abbracciamo; ci sembra persino di capire quello che ci stava dicendo, sicuramente ci stava esprimendo la sua felicità, nonostante il bambino stesse dormendo ci invitò ad andare al piano superiore; con noi portavamo un piccolo tesoro: i suoi nuovi vestiti con i quali avrebbe salutato chi per 8 mesi lo aveva custodito al caldo!!! una tata ce lo portò dopo averlo svegliato. Appena ci vide con gli occhietti assonnati ci regalò il più bel sorriso del mondo tuffandosi tra le mie braccia; lo vestimmo, mentre Inna (la nostra traduttrice) fotografava tutto. Avevamo fretta, dovevamo andare a casa: la nostra casa. La SUA casa!!!S. ci aspettava e da tanto anche……..
…seguirono i saluti di rito,seguiti anche da  tanta emozione e via a casa!!!! Lugansk ancora per tre giorni prima di tornare a Kiev (non trovammo il posto sul treno), la prima notte, sempre a Lugansk L. decise di addormentarsi appoggiato al petto del papà…..inizia la vita della nostra nuova famiglia…torniamo a Kiev,per gli ultimi documenti eil 19 gennaio 2008, alle ore 19,00 ora ucraina, sopra un’enorme uccello bianco, con il cuore e con gli occhi insieme a L. attraversiamo il tramonto più bello che avessimo mai visto; quell’aereo trasportava un tesoro molto prezioso!!! Portava a casa da S., dopo 43 gg. di permanenza in Ucraina e 5 anni di attesa, L., la sua mamma e il suo papà!!!…..
…eravamo felici, immensamente felici da non poterla neppure quantificare. Era successo un grande miracolo: eravamo i genitori di un meraviglioso batuffolo biondo, tanto bello da aver paura di guardarlo per non consumarlo!!! Non volemmo un rientro rumoroso; niente festa perciò, volevamo goderci tutto di casa nostra insieme a S. e ai nostri cari, a casa però a nostra insaputa trovammo i nostri migliori amici, un bellissimo tavolo imbandito e alcuni giochi per L., la cosa che più ci commosse fu un enorme cartello attaccato al frigo dove S. ci esprimeva tutta la sua felicità per il nostro rientro, e soprattutto esprimeva tanto amore nei confronti di suo fratello!!! Era un fantastico maschietto, quello che aveva di fronte, e non la bambina sulla quale aveva fantasticato per 5 anni…..
Nei giorni seguenti ci furono un via vai di parenti, amici e anche molti curiosi, tutti bene accetti naturalmente e L. che già da subito sembrava nato a casa, si muoveva benissimo e da subito aveva recuperato i suoi spazi. Iniziammo a pensare sempre più al suo palato, esami ematici e la programmazione dell’intervento presso il centro di chirurgia pediatrica di Pescara, a metà aprile 2008 il ricovero in un
centro di chirurgia pediatrica: un intervento delicato, ma nulla di particolare, la palatoschisi era completa ma, sempre secondo il primario, in una settimana sarebbe stato dimesso; non so dirvi il
perché, fatto sta che ci sentivamo molto preoccupati, però ci dicevamo: forza piccolo, questa è l’ultima grande cosa che dovrai affrontare, e noi saremo con te…..me lo fanno accompagnare in braccio in sala operatoria, man mano che ci avvicinavamo, mentre lui mi toccava delicatamente i capelli, sotto la nuca, avevo tanta voglia di piangere, sentivo le gambe pesanti…..qualcuno me lo portò via e, mentre si allontanava, sentivo sempre più fioca la sua vocina che mi chiamava ”mamma, mamma”, fino a scomparire del tutto. Attesi in una sala chiamata Peter Pan 1 ora, 2 ore 3 e poi 4; alla fine della 5° ora
l’anestesista venne a cercarmi e con molta delicatezza, mi disse che l’intervento era stato molto lungo e difficoltoso, il bimbo però aveva retto benissimo, che comunque l’avevano dovuto intubare di nuovo a
causa di una complicanza dovuta ad un attrezzo chirurgico chiamato apribocca che posizionato sulla lingua per tanto tempo gli aveva procurato una glossite (edema della lingua), che il tutto sarebbe
passato velocemente ma che lo dovevano portare in rianimazione……
Sgomento, rabbia, paura, tanti sentimenti che si impossessarono di me. In un attimo ci ritrovammo vuoti, senza nulla, come se il tutto a causa nostra ci fosse scivolato via dalle mani, perché doveva
succedere questo? Piangemmo molto io, mio marito e S.. Piangevano tutti: zii, nonni, cugini…..mentre L. dormiva in rianimazione e respirava tramite una macchina con un tubo in bocca. Io rimasi in
ospedale; non tornai a casa neppure per farmi una doccia, non avevo voglia di mangiare e neppure di dormire, ma solamente tanta voglia di pregare, pregavo per quel piccolo grande cucciolo, perché ancora non
era riuscito a vedere il mare, ancora non lo avevamo affidato ufficialmente nelle mani di Dio (con il battesimo) e che forse ancora non aveva capito che ora aveva una mamma, un papà e anche una sorella che lo adoravano, chiedevo a Dio di non riprenderselo, di lasciarlo ancora con noi!!! Fatto sta che il bimbo non migliora, anzi le sue condizioni peggiorano e ci dicono che si sta scompensando……intanto mi fanno gentilmente restare nel reparto di chirurgia pediatrica e di notte ogni 2 ore scendo in rianimazione, suono e cerco di avere notizie dai colleghi, chiedo sempre se ha la febbre, quanto ha urinato ecc.. Sono gentili anche se forse in questa fase sono stata aiutata dalla mia professione (infermiera)…..
….la 3°notte finalmente una buona notizia: mi reco come di solito in rianimazione e un medico anziano mi fa accomodare; mi stupisco vista l’ora (l’una di notte), mi invita a vestirmi in modo sterile e mi accompagna dal bimbo. Llui dorme e la cosa che mi intenerisce è che ha la gambina accavallata sull’altra (lo fa ancora adesso). Mi chiede se secondo me la lingua si era ridotta, si dico io rispetto a ieri si, mi chiede se generalmente il bimbo dorme di notte e io accenno un si con la testa, allora mi invita ad accarezzarlo, lo faccio e questa volta ho veramente paura. Lo tocco delicatamente e riesco a sentire il suo calore sotto la mia mano; mi dice inoltre che se voglio lo posso baciare: certo che voglio, e ancora una volta come era già successo il giorno del nostro primo incontro, lo bagno con le mie lacrime e ora in più riesco a sentire il buon odore della sua pelle……. il medico continua……voglio provare a togliere la sedazione e se tutto va come io penso domani mattina prima di smontare lo stubo….mi invita adesso a risalire sopra in reparto e a cercare di riposare, perché l’indomani sarebbe stato il grande giorno!!! Seguo il suo consiglio. Una volta sopra mi guardo allo specchio: avevo gli occhi infossati, circondati da due aloni scuri, mi passo la mano nei capelli e mi accorgo che me ne stanno cadendo moltissimi. Mi sdraio e riesco anche a dormire un po’. La mattina seguente tutti pronti davanti alla rianimazione: mio marito piangendo mi dice che a casa tutto è rimasto come L. aveva lasciato prima del ricovero, le sue macchine, moto, ecc. in mezzo alla sala….
….si apre la porta dell’ascensore e vediamo scendere un lettino: era quello di L., sistemato con lenzuoline colorate. L’operatrice, la stessa del reparto di chirurgia pediatrica, ci accenna un sorriso mentre fa ingresso nel reparto di rianimazione…..Attendiamo ancora.
Sono le 10 circa, finalmente la porta del reparto si apre ancora, questa volta ci alziamo di scatto, nel lettino c’e’L.!! Che tenerezza: dorme il piccolino, sembra non abbia un minimo di forza, ha tanti
fili, monitor, pompe d’infusione, sembra una piccola centrale elettrica. Io chiamo: L., alza la testolina e mentre mi cerca con lo sguardo si mette a piangere e chiama: MAMMAAA!!! Lo aveva capito, eccome se lo aveva capito che ero la sua mamma!!! Il suo papà non ha la forza di chiamarlo, allora glielo dico io: AMORE C’E’ PURE PAPA’…..e lui: PAPAAA!!!! In reparto non c’e’verso, vuole per forza venire in braccio: me lo consentono e, affossato con il suo faccino sul mio collo, si addormenta di nuovo!!! Ringraziamo mille volte DIO di aver ascoltato le nostre preghiere!!!
….la convalescenza nei giorni seguenti,scorre senza particolari problemi, a parte l’insicurezza del bambino che di notte, durante la degenza, si addormenta sdraiato sopra il mio corpo. Dopo circa 10 giorni torniamo a casa e ancora una volta ricomincia la nostra favola di tutti i giorni. Poi la bella stagione, il mare!! Finalmente il mare!! Il primo giorno, schifato della sabbia, non vuole togliersi le ciabattine… La scoperta dell’immensità dell’acqua e i click della macchinetta fotografica per immortalare tutto di quel giorno, i suoi occhi vivaci, le sue corse, le smorfie schifate all’assaggio dell’acqua salata….e cosi’ via….poi, per il suo secondo compleanno decidiamo di fargli una bellissima festa: vogliamo assolutamente presentare il principe a tutti i sudditi….segue il battesimo
Il nostro principe però come già avevo accennato all’inizio, è affetto anche da un soffio cardiaco. Lo facciamo valutare già all’inizio del nostro rientro in Italia e ci dicono che si tratta di un DIV (difetto interventricolare) abbastanza grande, che già gli ha procurato un danno: il suo cuoricino e’ingrossato, ci dicono inoltre, che vista l’entità è improbabile si possa chiudere spontaneamente. Controllo quindi a un anno…..per decidere se intervenire chirurgicamente. Cerchiamo di non pensarci e lo lasciamo alla sua vita di bambino…L. corre, gioca ed è felice.E’ un gran coccolone e non perde occasione per dimostrarcelo: la sera tra le mie braccia, quando lo coccolo per la notte e gli racconto la sua favola, di quando mamma e papà sono andati a prenderlo, da CATERINA, nella casa dei bambini…..diventa piccolo piccolo e mi guarda con i suoi grandi occhioni nocciola, poi li chiude e inizia a sognare. Sogna, il mio cucciolo e durante la notte mi chiama più volte. Io lo rassicuro, toccandogli la manina, altre volte si sveglia proprio e mi chiede di venire nel lettone…….e quando di notte non ci sono, perché al lavoro, cerca il mio cuscino per annusarne l’odore!! E’ legatissimo anche al papà o meglio si adorano, entrambi, si cercano….vuole fare tutte le cose che fa il suo papà: ad esempio mio marito ha un impianto karaoke, d’estate ci divertiamo un po’ con gli amici…..lui la piccola peste ne va matto e a volte quando gioca da solo lo vediamo imitare il suo papà, fa finta di manovrare l’attrezzo che regola i suoni!!! Credetemi e’uno spettacolo solamente guardarlo….
…l’altro giorno lo abbiamo portato a controllo cardiologico presso la cardiologia pediatrica di Ancona; la dottoressa lo visita, gli fa un ecocardiogramma, confronta l’attuale esame con il precedente, poi guardandoci negli occhi ci dice, che il suo buchino è quasi chiuso completamente, non ha bisogno perciò di terapia aggiuntiva, l’assume già ed è l’amore che quotidianamente gli somministriamo…inutile dirvi che nel sentire queste parole, si è scompensato il nostro di cuore!!! Il bimbo, aggiunge, può fare tutto, è sanissimo, sta crescendo benissimo e ha recuperato meravigliosamente; il suo
cuoricino attualmente è di normale dimensione. Ci salutiamo perciò con un arrivederci a 6/8 mesi…..
Questa in breve è la nostra favola!! che come tutte le favole inizia con C’ERA UNA VOLTA…..e continua…..PER FORTUNA C’E’ANCORA…..in questa favola più volte si ripete….UN MERAVIGLIOSO BAMBINO……spesso si cita un nome……UCRAINA…e innumerevoli volte appare una parola…..AMORE il cui nome e’……L.!!!!!!!!