La storia di Samuele

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Quando il 17 Dicembre 2009 con l’ecografia morfologica ci fu diagnosticata la labiopalatoschisi, mai avrei immaginato che, dopo circa 3 anni, avrei fatto pubblicare – con orgoglio – le foto di Samuele, prima e dopo gli interventi.

Io e mio marito ricordiamo ancora quel giorno come il più brutto della nostra vita.
Dopo le prime ore di angoscia indescrivibile, dovute anche al fatto che non avevamo fatto l’amniocentesi e che quindi non potevamo avere la certezza che la schisi non fosse associata a sindromi più gravi, digito labiopalatoschisi su google. L’angoscia inizia a diminuire perché capisco che non sono sola, che la LPS è una malformazione risolvibile con qualche intervento chirurgico e un po’ di pazienza.

Passiamo gli ultimi mesi della gravidanza a cercare quello che secondo noi doveva essere l’ospedale migliore del mondo per Samuele.

Incontriamo professori meravigliosi, che ci accolgono (gratuitamente) nelle pause fra un intervento chirurgico e l’altro, solo per tranquillizzarci e spiegarci tecnicamente a cosa saremmo andati incontro

Ne cito uno per tutti: il prof. Morselli dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna, fu il primo che vedemmo e ci disse che anche Russel Crowe (il gladiatore!) era nato con il “labbro leporino”

Fummo accolti con lo stesso spirito negli ospedali di Parma, Milano, Pisa, Genova ed alla fine decidemmo per l’ospedale San Bortolo di Vicenza, fra i centri più lontani per noi tra quelli visitati (abitiamo a Forlì)

Non è stata una scelta facile, perchè quello che volevamo era il meglio e solo alla fine del nostro lungo percorso, potremo capire se l’istinto ci ha fatto fare la scelta giusta

Ricordo con immenso piacere le mamme incontrate durante queste visite in ospedale, ognuna di loro ci accoglieva con il sorriso, capiva la mia situazione perché l’aveva già vissuta.

Prendevo per pazze queste donne che mi dicevano che i loro figli erano molto più belli appena nati, con la schisi, piuttosto che con la “bocca cucita” . Quando vidi Samuele dopo il secondo intervento, pensai la stessa cosa. La chiusura del labbro lo rendeva un bambino come tutti gli altri, aveva perso il suo sorriso gigantescamente unico…

Non smetterò mai di ringraziare la mamma di Mattia, Laura, conosciuta proprio grazie a questo forum. Ricordo che dopo averle parlato al telefono, chiamai mio marito in ufficio per dirgli che ero pronta per affrontare la schisi. E così è stato.

Non dico che sia sempre stato tutto facile, ma, oggi, dopo 3 interventi, ho la certezza che la schisi mi ha arricchito, fortificato, mi ha insegnato a dare il giusto peso ai problemi. Non c’è stata mai una volta che , uscita dall’ospedale per un intervento o per un controllo, non abbia pensato “siamo fortunati”.

E Samuele? Come tutti i bambini incontrati in questi anni in ospedale, è un campione, sorridente e forte. E mi piace pensare che la sua forza derivi in parte dalle difficoltà, piccole rispetto a tanto altro, che ha dovuto superare fin dai primi giorni di vita.

Ho scritto queste righe perché mi piacerebbe che anche solo una mamma che sta leggendo il mio racconto, perché in attesa di un bimbo con LPS, abbia “bisogno” di contattarmi, come successe a me nel 2009. Sarei felicissima di rendermi utile in qualsiasi modo.

Francesca (francescalunghi2009@libero.it)