La storia di Matilde

2

Non avevo mai sentito la parola Palatoschisi, ma oggi la amo più che mai!

E’una parola che appartiene a mia figlia, alla nostra storia di genitori e accompagna ricordi ed emozioni molto intensi.

Quando il 16 luglio 2004 siamo venuti a Cisanello per la prima visita di Matilde, che aveva appena 14 giorni, mi sono chiesta cosa ci facevo lì.

Possibile che quel posto così vicino a noi fosse davvero il migliore d’Italia per risolvere il nostro “enorme”problema?!

Il giorno in cui è nata Matilde era pieno di sole, faceva caldo, e niente avrebbe potuto rovinare la mia enorme gioia di mamma. Neanche la pediatra dell’ospedale, che accompagnando il mio dito nella piccola bocca di Mati mi ha detto:”Senti, ha una fessura nel palato, ma niente di preoccupante. Abbiamo già preso appuntamento con Pisa per il primo controllo”. Non mi è sembrato un grosso problema, la dottoressa era così tranquilla.

La palatoschisi ha cominciato a diventare un incubo quando ho capito che era la causa degli strilli e del calo di peso di Mati. Piangeva disperata per la fame, non riusciva ad attaccarsi al seno, rifiutava la tettarella speciale che avevano fatto arrivare apposta per lei da Livorno; con il piccolo biberon di plastica, quando riuscivo a mandarle giù un po’ di latte, strozzava e rigurgitava dal naso perdendo il respiro.

Il problema di quella maledetta palatoschisi era che la mia bimba non riusciva a mangiare!!!

Quel giorno è cominciata la mia rabbia.

Ho cominciato ad informarmi, volevo sapere perché.

Qualche giorno dopo io e mio marito siamo stati interrogati dai medici: avete assunto droghe o alcool, fumate, quali farmaci usate, avete dei problemi di malformazioni i famiglia?

Ma come?: Il 3 novembre2003, giorno in cui ho scoperto di essere incinta, è stato uno dei nostri giorni più belli. Mio marito ha smesso di fumare, basta con vino, alcool in generale e con qualsiasi tipo di medicina anche per il mal di testa. E poi, coccole, musica rilassante, carezze e fiabe alla bimba che stava crescendo dentro di noi.

Volevo gridare a tutti: NOI NON ABBIAMO FATTO NIENTE. GIURO!

Abbiamo desiderato questa bimba come nient’altro prima di allora!

Sembrava che i medici cercassero un’ammissione di colpa; la mia mamma mi trattava come una povera sfortunata a cui era cascata addosso una disgrazia enorme; mia suocera invece minimizzava la cosa dicendo che in confronto ad altri problemi questa era proprio una piccola cosa.

Io non mi sentivo capita da nessuno perché in realtà provavo tutte queste cose insieme: cercavo un episodio sbagliato che potevo aver commesso durante la gravidanza; pensavo che mi era capitato un problema troppo grande che non riuscivo ad affrontare; infine che stavo esagerando un problema in realtà risolvibile.

Insomma, un turbinio di emozioni che accompagnavano le mie giornate, insieme allo strano respiro di mia figlia, alle notti insonni, al pensiero dei pasti.

Dal primo incontro con il Dott. Gatti sono uscita confusa e spaventata: lui sempre così tranquillo e sorridente, sembrava non capisse la gravità del problema.

Quasi tra sé gli ho sentito dire: “Mmhh, la fessura è ampia.” Io tremante con Matilde in braccio,gli ho chiesto cosa avremmo potuto fare per farla mangiare e respirare meglio, lui disse solo: “Vedrete che dopo l’operazione tutto si risolverà”.

Dopodiché le faceva i complimenti come se fosse una bambina normale, ci chiedeva se aveva già fatto il bagnetto in mare, se all’Elba c’era caldo. Insomma, non capiva in che razza di pasticcio eravamo? Non ci importava del mare, del sole, e poi: ma non poteva operarla subito? Perché avremmo dovuto aspettare 5 mesi?

Non mi sono fidata: ho chiamato Roma e mi sono fatta spiegare l’operazione al telefono; poi sono andata al Gaslini. Lì il Prof. Podestà mi ha detto :”Vada tranquillamente a Pisa perché sono veramente bravi, anche noi mandiamo spesso i pazienti lì”.

Non avrei mai pensato di dover ammettere che le mani di un “estraneo” hanno tenuto, accarezzato , coccolato e trattato con le cure di un genitore, la mia bimba. Ed invece la nostra sensazione oggi è proprio questa: i medici e le infermiere del reparto di Chirurgia Plastica hanno trattato nostra figlia come se fosse la loro; di più: sono riusciti con la loro professionalità a cambiare la sua e la nostra vita!

Ed eccoci qua, con una storia di Palatoschisi alle spalle e un numero enorme di persone da voler abbracciare e alle quali va il nostro pensiero ogni giorno!

E’ strano pensare che voi magiche persone abbiate una vita normale, con una famiglia normale, in un paese normale.

Voi ci avete reso migliori! In ogni senso!

Io sono oggi un genitore più consapevole, sensibile alle sfumature del mondo, e grato. Matilde sicuramente saprà apprezzare la vita, e le piccole cose che le donerà.

Non vedo l’ora che sia più grande perché capisca ciò che voi le avete regalato: una vita migliore di quella che avrei potuto darle io nonostante il mio immenso amore.

Anche lei Professore è suo genitore.

Grazie.

Matilde, mamma e babbo.

Meris e Moreno, Rio Marina (Isola d’Elba)

320/8963282

339/7787422

morenocignoni@yahoo.it