La storia di Elia

013

Quella mattina del Febbraio 2008 io mamma Elisabetta, il fratello Giosuè, il babbo Carmelo eravamo tutti contenti perché stavamo andando all’ospedale di Empoli per fare l’ecografia (morfologica) ed eravamo eccitati per sapere il sesso del nascituro.

L’ecografo mise il gel sulla pancia e comincio a fare l’ecografia: è un maschio disse e tutti ci guardammo in faccia sorridendo, tranne Carmelo che avrebbe preferito una femmina.

L’ecografo non aveva ancora finito, mi fece girare prima a destra poi a sinistra e ancora altre volte e alla fine disse: va tutto bene, ha il labbro leporino.

Rimase ammutolito a fissarlo, poi mi girai verso mio marito e anche lui mi guardò, non riuscendo a capire cosa stava succedendo, l’ecografo cominciò col dirci che era una malformazione che si poteva risolvere, ci avrebbe mandato in diagnosi prenatale al Meyer di Firenze e quando avrei visto la mia ginecologa.

Giunti al Meyer fecero un’ecografia di II° livello e confermarono la schisi, ci consigliarono anche di fare l’amiocentesi perché la labiopalatoschisi è associata ad una sindrome seppur in numero ridotto che comporta il ritardo mentale.

Qui per la prima volta ci parlarono del centro di riferimento a Pisa all’epoca diretto dal Proff. Massei ed alcuni nostri amici trovarono su internet il sito dell’associazione Aismel che di li a poco avrebbero fatto un convegno proprio a Pisa.

Partimmo per questo nostro primo viaggio verso Pisa e arrivati abbiamo conosciuto tanti genitori come noi con le nostre stesse ansie, con paure e tanta voglia di sapere cosa ci aspettava.

Ricordo che quando siamo venuti via quel giorno pioveva, ma noi eravamo più sereni, Elia questo è il suo nome è nato a Luglio, i pediatri dell’ospedale di Empoli ci fecero i complimenti perché era la prima volta che gli capitava di trovare dei genitori molto informati sull’argomento.

Massei a Maggio 2008 andò in pensione ma al suo posto operava già il Dott. Gatti, Elia è stato operato da lui per ben tre volte perché la sua schisi era abbastanza ampia 15mm, in questo nostro percorso abbiamo conosciuto tante persone che ci hanno sostenute e aiutato e ringrazio per primo Massei che ha ideato la tecnica, Gatti che ha operato Elia e continua a metterla in pratica, gli infermieri dell’ospedale di Cisanello a Pisa reparto di chirurgia plastica per essere stati sempre carini e disponibili, tutti i genitori più “anziani” che hanno invece sostenuto noi e continuano a farlo, ringrazio anche tutti quei nuovi genitori che aspettano un bambino con labiopalatoschisi e che avranno la voglia un giorno di scrivere la loro esperienza perché anche una piccola testimonianza è molto importante, visto che in Italia ne nascano molti ma se ne parla poco.

Questo racconto vuole anche servire a incoraggiare altri genitori ad adottare bimbi con labiopalatoschisi, chi sa forse se ci mettiamo tutti insieme un giorno potremmo farla diventare una moda.

Elia, Giosuè, Elisabetta e Carmelo.