Una piccola grande storia

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Aprile 2008:

Questa è la storia di Irene, una bimba che dovrà nascere tra qualche settimana.

E si, avete capito bene, Irene ha già la sua piccola storia ancora prima di nascere.

Secondo me, Irene ha capito perfettamente che è l’attrice principale di una commedia che qualcuno ha preparato per lei, ma come tutti i migliori attori di teatro, ha capito che quando si è sul palco non ci si tira indietro e sopporta con pazienza la parte che le è stata assegnata.

Tutto è iniziato in un giorno felice, era programmata un’ecografia morfologica per curiosare all’interno della pancia della mamma e tutta la famiglia ha dedicato la mattinata a questo evento.

Io sono rimasto a casa dal lavoro ed i fratelli sono rimasti a casa da scuola perché tutti volevamo partecipare in modo attivo a questa ecografia tanto attesa.

Ognuno di noi aveva interessi diversi, Lorenzo sperava che fosse un fratellino, io e la mamma che fosse tutto ok e le sorelle non sembravano aver interessi diversi dalla curiosità dell’evento.

Appena iniziata l’ecografia eravamo tutti attorno al lettino su cui era sdraiata Cristina ed avevamo praticamente occupato l’intero ambulatorio.

Irene non ama le ecografie, ce ne siamo accorti molto in fretta, si agita, tende con le mani a coprirsi la testa, non so cosa si provi all’interno dell’utero durante un’eco ma ho la certezza che per lei è una sensazione spiacevole.

Dopo un po’ ho visto il medico soffermarsi in modo particolare sul viso, con troppa insistenza ed il mio cuore ha iniziato a battere più forte, ho cercato lo sguardo di Cristina perché mi facesse capire “tutto ok, stai tranquillo” come fa di solito quando qualcosa non va, ma non mi sono sentito per niente tranquillizzato.

Poi il medico chiama un collega e gli chiede di guardare anche lui la bocca, a questo punto il mio cuore rallenta, capisco che c’è un problema reale e devo subito vestire i panni di quello che smorza la tensione, ci sono i figli e Cristina probabilmente è più preoccupata di me.

Non mi piace calarmi in questa parte, ma non ho molte alternative.

Il medico dice che è una femminuccia ma ormai i pensieri son altri.

Finalmente si ricorda che ci siamo anche noi e dice una frase che dovrebbe tranquillizzarci: “La bimba ha una piccola schisi sulle labbra. Cristina stai tranquilla sai perfettamente che è una cosa da poco”, il medico gli da del “tu” e le parla amichevolmente e mi ricordo solo in quel momento che mia moglie lavora in quel reparto.

Mi aspetto altre informazioni dal medico ma l’attesa è vana.

Non so cosa sia una “schisi” e sicuramente Cristina lo sa ma dalla sua faccia non mi sembra che le parole del medico siano servite a qualcosa, Cristina non è per nulla tranquilla.

Questo mi fa pensare che neppure Irene sia tranquilla, si chiederà il perché di questa tensione, forse si sentirà in colpa per qualcosa, forse penserà di essersi mossa troppo durante l’ecografia.

Non racconterò delle pochissime informazioni ricevute dal medico dopo le mie insistenti richieste e neppure delle ulteriori indagini fatte su consiglio della ginecologa del consultorio ma voglio continuare a parlarvi di Irene, in fin dei conti è la “sua” storia.

Io e Cristina ci tranquillizziamo abbastanza in fretta ma non perché coscienti di quello che ci aspetta ma solo perché sappiamo che assieme abbiamo affrontato prove ancora più difficili ed abbiamo la consapevolezza di poter affrontare qualsiasi situazione, rimanendo uniti.

Alla sera tranquillizzo Irene, le parlo e le dico che le vogliamo bene e che risolveremo qualsiasi problema, le racconto che nella nostra famiglia la perfezione non è richiesta e se questa era una tecnica per farsi volere ancora più bene allora ha funzionato perfettamente.

Sottolineo più volte ai ragazzi che Irene sembra che abbia esclusivamente un problema estetico. Capiscono al volo che esistono problemi molto più gravi di questo e nessuno osa lamentarsi anche per rispetto di chi affronta situazioni ancora più gravi.

Abbiamo coscienza che solo alla nascita sapremo la reale situazione, dopodiché il sorriso torna a tutti ed Irene capisce che è ancora più attesa e torna la serenità anche in lei.

Anzi, credo che Irene si faccia delle gran risate quando ci sente discutere sul nome, quando ci sente parlare di lei, quando sente la voce degli altri bimbi o l’abbaiare del cane.

Sono sicuro che ha una voglia pazza di uscire fuori e di far parte della nostra famiglia, rumorosa, confusionaria, ma sicuramente molto divertente per chi ha lo spirito del fanciullo.

Poi le cose sono susseguite a velocità vertiginosa, abbiamo conosciuto le “mamme del forum” ed il medico che opererà Irene.

Al convegno di Pisa abbiamo visto con i nostri occhi i medici commuoversi, abbiamo visto bimbi sereni giocare e divertirsi tra loro, abbiamo visto mamme e papà con una forza ed una positività inimmaginabile ed abbiamo capito che supereremo anche noi questa prova che la vita ci ha donato.

Quel convegno è stato un’esplosione di emozioni, mi sono commosso più volte assieme agli altri e credo che lo ricorderò per sempre.

Sappiamo di poter contare su persone di cuore e capaci, e questo fa passare in secondo piano le problematiche legate all’intervento.

Per ora cerchiamo di parlare dei lati positivi di questa situazione, prima tra tutte l’aver conosciuto delle belle persone con cui speriamo nasca un legame duraturo.

Irene lo sa che gli amici che l’aspettano sono tanti, sparsi in ogni città di Italia, è già molto popolare ancora prima di nascere e credo che abbia capito molto bene l’importanza dell’amicizia.

L’amicizia non è popolarità, Irene ha capito che un amico ti sa dire la frase giusta al momento giusto e che quella frase ha la forza di farti stare meglio.

Irene queste cose le ha provate sulla sua pelle ancora prima di venire al mondo e credo che vivere questa “piccola grande storia” sia per lei una fortuna.