Tecnica Massei (periostioplastica secondo Massei)


PERIOSTIOPLASTICA SECONDO MASSEI

Parlo della tecnica che utilizzano Gatti e Massei perché è quella che conosco meglio, ma sarò ben felice di pubblicare qualcosa di simile anche per la tecnica che viene utilizzata da Brusati e da Sesenna se ci sarà qualche genitore che abbia voglia di scriverlo.

Appena nasce il bimbo con questa patologia ci si accorge subito che il percorso che si segue a Pisa (o a Lucca con Massei) sarà molto differente da quello che sarebbe se si scegliesse un altro ospedale.
Innanzi tutto non vengono usate le placchette per chiudere artificialmente la schisi al palato.
Ma la vera particolarità di questa tecnica è un altra.

Sohpie

Solitamente i bimbi che nascono con LPS, oltre ad avere una fessura nel labbro e/o gengiva e/o nel palato hanno anche un difetto osseo del mascellare, detto in modo semplice, hanno un buco anche nell’osso mascellare e/o nella gengiva.
Questo difetto viene solitamente ignorato in molte altre tecniche fino alla nascita dei denti o addirittura fino alla crescita del canino definitivo (all’età di circa 8/10 anni) quando viene fatto una gengivoplastica con innesto osseo prelevato generalmente dal bacino.
Questa tecnica, invece, interviene su questo difetto (sia gengivale che mascellare) già a due mesi, contemporaneamente alla chiusura del labbro.

Questa tecnica si chiama “periostioplastica” e consiste, grosso modo, nello staccare il periostio (una membrana vascolarizzata che copre le ossa) dalla faccia esterna dell’osso mascellare e di spostarlo dove c’è la schisi ossea. Questo permette la riproduzione ossea al suo interno e di rimettere nella giusta posizione la base del naso e la guancia, permettendo ai denti di crescere in posizione più favorevole e di creare una base ossea naturale che farà da fondamenta al palato (questo è quello che afferma Massei e Gatti).

Perché la periostioplastica riesca bene va eseguita in due periodi ben definiti, entro i sei mesi e prima dei sei anni.
Non sempre la periostioplastica permette una crescita totale dell’osso, ed a volte bisogna fare una periostioplastica secondaria a circa 6 anni ed in alcuni casi va comunque fatto un innesto osseo, anche se di dimensioni minori di quello che andrebbe fatto in caso di utilizo di tecnica che non ricerca la riscrescita ossea.
Tolgo le percentuali che il centro rende note nei sui convegni questo perchè non sono basate su studi scientifici e quindi preferisco non rischiare di scrivere dati non veritieri.

Un altra cosa che mi ha stupito nella tecnica in questione è che il bimbo può attaccarsi al seno (o al biberon) dopo qualche ora dall’intervento mentre in altri posti vengono alimentati per parecchie settimane con cucchiaini.

Secondo il Prof. Massei è importantissimo che il palato sia chiuso entro i 5/6 mesi, prima che il bimbo inizi a sillabare proprio perché, imparando a farlo con il palato chiuso sarà molto facilitato ed avrà meno bisogno di sedute di logopedia.

Mentre se impara con il palato aperto, poi si troverà da un momento all’altro a dover rimparare tutto dall’inizio.
Questa tecnica viene praticata dal Prof. Massei da tanti anni (più di trenta) ed è stata pubblicata nel 1986, deriva dalla tecnica del Prof. Skoog e il Prof. Massei l’ha modificata.

Nel corso degli anni alcuni mettevano in dubbio la ricrescita ossea dell’alveolo gengivale (a causa della mancanza di studi scientifici), ma in questi ultimi anni, grazie alle nuove tecnologie (la Tac in primis), il Prof. Massei ha potuto documentare l’effettiva crescita dell’osso mascellare.

Altra critica che si fa a questa tecnica è che la periostioplastica limiti la crescita del mascellare superiore, Massei e Gatti affermano di no e secondo loro questa problematica non si discosta da quella di altri centri che utilizzano tecniche diverse, ma anche in questo caso non esistono ad oggi studi scientifici fatti dal centro che confermino questa loro tesi e quindi si sta andando solo a sensazione. E questo non mi sembra serio, ad oggi Pisa è il centro italiano in cui su fanno più interventi e secondo me dovrebbe essere un obbligo morale fare questi studi. Abbiamo avuto promesse che sarebbero stati fatti ma ad oggi sono solo chiacchiere e nulla di più.

Ci tengo anche a precisare che anche la tecnica che utilizzano a Parma e Milano ricerca la crescita dell’osso gengivale con una tecnica chiamata Gengivoalveoloplastica (GAP).

Mi auguro che tutti i genitori portino i loro figli in un centro che sia veramente specializzato in questa patologia e a volte non è sufficiente neppure avere la targhetta con scritto “Centro di Riferimento Regionale per la labiopalatoschisi” e che valutino bene i pro e i contro di questi centri per poter fare la scelta più idonea.

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