Tecnica del pararsi il didietro


Tecnica del pararsi il didietro nelle labiopalatoschisi

E’ una delle tecniche più antiche e non solo in chirurgia.

E’ solitamente utilizzata da chi ha la consapevolezza di non essere in grado di raggiungere il risultato migliore in quello che si presta a fare.

Ha dei tempi di protocollo molto rigidi.

Solitamente si deve fare il primo intervento già durante la prima visita, soprattutto se si ha la sensazione che i genitori non abbiano chiesto pareri ad altri chirurghi.

Il primo intervento consiste nel fare in modo che i genitori abbiano la convinzione che la schisi del loro bimbo sia ENORME, UNICA e DIFFICILISSIMA.

Altra cosa importante è inculcare nella mente dei genitori che ogni bimbo è un caso a sé e non per lodare lo magnificenza della natura umana, ma per sottolineare la grandissima difficoltà del lavoro che dovranno prestarsi a fare e per non renderlo confrontabile con altri.

Se questo primo intervento è fatto bene, allora il chirurgo potrà dormire sonni tranquilli per tutte le fasi successive, in quanto, i genitori, ringrazieranno per tutta la vita per il lavoro fatto a prescindere dalla qualità del lavoro stesso.

Non ci saranno problemi per palati riaperti più volte, o per lavori estetici che sfiorano il ridicolo perchè tutto verrà motivato dall’enorme difficoltà del chiudere una schisi UNICA e praticamente IMPOSSIBILE.

Per fortuna abbiamo un arma per difenderci da questa “tecnica” ed è quella del confronto e del poter consultare altri chirurghi per avere un altro parere.

E’ vero che ogni caso è a sé, ma è anche vero che una schisi è una schisi, può essere più o meno ampia, può essere più o meno difficoltosa, ma vi assicuro che quando un chirurgo opera 200 casi all’anno è molto difficile che non abbia già operato una schisi molto simile a quella di vostro figlio.

E’ vero che la chirurgia non è matematica e che non si ha la certezza che tutto vada come si vorrebbe, che le problematiche ci sono in tutti i reparti, ma è innegabile che ci sono chirurghi che le hanno più spesso ed altri che non le hanno quasi mai.

• Ci sono reparti in cui viene messo il sondino ad un bimbo su 500, altri che lo mettono di routine.

• Ci sono reparti che in 20 anni non hanno mai fatto una tracheotomia altri in cui ci sono più bimbi ricoverati in contemporanea tracheotomizzati.

• Ci sono reparti in cui si aprono i palati più volte allo stesso bambino ed altri in cui se ne riapre uno ogni centinaia di interventi.

Si, certo, ogni caso è a sé, ma sicuramente anche ogni chirurgo è a sé.

E se non riusciamo a capire queste cose e se pensiamo che si possano avere chirurghi in tutta Italia in grado di darci i risultati migliori, bè, allora abbiamo capito ben poco di questa patologia.

Io capisco che alcuni genitori hanno bisogno di credere che ogni caso è a sé per non mettere in discussione le scelte fatte, ma temo che questo aspetto possa portare fuori strada altri genitori poco attenti.

Non è neppure vero che la tecnica del “pararsi il didietro” sia adoperata da tutti i chirurghi.

Se vedete insicurezza nel chirurgo prima di operare forse è il caso di andare a sentire qualcun’altro e soprattutto di cercare di capire quante sono le percentuali di insuccesso di quel chirurgo.

Poi è ovvio che qualcosa può andare storto anche dal miglior chirurgo che c’è in circolazione, ma questo non può essere un alibi per chi ha percentuali di insuccesso molto più alte.

  • I NOSTRI BIMBI

    FOTO

  • RACCONTI
  • CONTATTAMI SU

    FACEBOOK